Sanremo: il Festival racconta la famiglia, tra emozioni e riflessioni
Tra i brani più votati del Festival di Sanremo spiccano quelli di Cristicchi e Brunori Sas, che raccontano con sensibilità l’amore filiale, la cura degli anziani e il legame tra genitori e figli, toccando il cuore del pubblico

L’eco del Festival di Sanremo continua a diffondersi attraverso le canzoni trasmesse dalle radio e, al di là dei giudizi sullo spettacolo, è impossibile ignorare la portata di un evento che ogni anno tiene incollati milioni di spettatori davanti al teleschermo. Escludendo forse le partite della Nazionale di calcio, nulla in Italia ha una simile capacità di coinvolgimento e, nel bene e nel male, il Festival resta l’unico programma televisivo in grado di unire le generazioni, attirando anziani, genitori e figli senza distinzione di genere. Inoltre, grazie alla massiccia presenza sui social, i contenuti dell’evento raggiungono anche i più giovani, riducendo le distanze tra loro e la televisione tradizionale. Il Festival diventa così un’occasione di condivisione familiare sempre più rara, portando con sé una grande responsabilità per chi lo organizza, perché ormai è molto più di una semplice competizione canora: è un potente veicolo di messaggi.
In questa prospettiva, è interessante notare come tra le cinque canzoni più votate di quest’anno ve ne siano due che affrontano in modo esplicito il tema dei legami familiari: “Quando sarai piccola” di Simone Cristicchi e “L’albero delle noci” di Brunori Sas. Cristicchi ha dedicato il suo brano alla madre e alle difficoltà dell’invecchiamento, descrivendo con sensibilità le conseguenze della demenza senile e il bisogno di prendersene cura, quasi fosse tornata bambina. Tocca il cuore il passaggio: “Per restituirti tutta questa vita che mi hai dato/E sorridere del tempo e di come ci ha cambiato/Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte/Che non avrai paura nemmeno della morte”. Brunori Sas, invece, ha portato sul palco di Sanremo un’intensa dichiarazione d’amore alla figlia, raccontando il legame tra padre e figlia con una dolcezza struggente: “E ora ti vedo camminare con la manina in quella di tua madre,/ e tutta questa felicità forse la posso sostenere,/ perché hai cambiato l’architettura e le proporzioni del mio cuore”. In pochi minuti, questi due brani sono riusciti a raccontare verità profonde sui sentimenti familiari, ricevendo l’apprezzamento del pubblico.
Nel panorama musicale dominato da canzoni d’amore di coppia nelle sue diverse sfaccettature, questi due esempi dimostrano che maternità, paternità e figliolanza restano temi fondamentali della nostra vita. Se raccontati con autenticità, possono generare empatia e riflessione. Sarebbe bello se l’interesse suscitato da questi brani trovasse riscontro anche negli atteggiamenti quotidiani degli italiani: da un lato, una cura più attenta e amorevole nei confronti degli anziani; dall’altro, un rinnovato entusiasmo per la crescita dei figli, andando contro la tendenza alla denatalità che caratterizza il nostro Paese. Abbiamo bisogno che si canti della famiglia, perché essa è e resterà sempre il luogo in cui la vita trova il suo principio, il suo termine e il suo fondamento.