3 aprile. Lectio magistralis di Umberto Curi al Caffè Pedrocchi
Un’altra lectio magistralis tutt’altro che accademica. Umberto Curi, professore emerito di Storia della filosofia all’Università di Padova, è atteso giovedì 3 aprile alle ore 18 nella sala Rossini del Caffè Pedrocchi.

Nell’ambito del Festival Irruzioni 2025, Umberto Curi, professore emerito di Storia della filosofia all’Università di Padova, terrà giovedì 3 aprile alle 18 una lectio magistralis nella sala Rossini del Caffè Pedrocchi. Curi rinnova in pubblico una riflessione contemporanea radicata nel pensiero delle origini. Un appuntamento che approfondisce la ricerca iniziata con la pubblicazione del volume Le parole della cura. Medicina e filosofia (Raffaello Cortina Editore, pagine 144, euro 16).
La medicina di Ippocrate è predestinata a diventare robotica, artificiale, tecnologica?
«La medicina ippocratica è una delle testimonianze più convincenti della ricchezza e dell’attualità del patrimonio culturale e scientifico classico. Particolarmente importante è la definizione proposta della medicina concepita come una techne, che non può aspirare al rigore della scienza, ma che non è neppure riducibile ad una mera pratica empirica. Secondo l’insegnamento di Ippocrate, il medico deve essere consapevole dei limiti dell’arte, senza la pretesa dell’infallibilità. Da questo punto di vista, la medicina non potrà mai raggiungere lo statuto delle scienze: conserverà il carattere di un’impresa umana, esposta costantemente al rischio dell’errore. E’ questo uno dei casi in cui il progresso non si può misurare sul ritmo delle innovazioni tecnologiche, perché al fondo della medicina resta incancellabile il carattere umanistico dell’indagine biomedica».
Qual è, invece, la cura necessaria alla fede nell’epoca “degli ultimi giorni dell’umanità”?
«Da alcuni anni, a partire dalla diffusione della pandemia che ha decimato la popolazione del pianeta, e che ha fatto emergere la debolezza e la precarietà del progresso affidato allo sviluppo delle tecnologie, ha acquisito una netta centralità il ruolo della fede. Il mondo secolarizzato, scristianizzato, laicizzato del terzo millennio ha mostrato tutta la fragilità di quelle che erano considerate conquiste irreversibili. Dal punto di vista culturale e propriamente filosofico si sono affermate teorie che pronosticano come ormai prossima e inevitabile la fine del mondo. Tutto ciò concorre a rilanciare l’interesse per quelle visioni generali che sottolineano l’esigenza di una prospettiva ancorata alla fede in una dimensione trascendente. Il libro dell’Apocalisse di san Giovanni annuncia una svolta che può riguardare l’intera umanità».
Come si può guarire, nonostante tutto, grazie alla filosofia?
«La filosofia non può promettere nessuna guarigione definitiva. Al contrario, il ruolo principale della filosofia in questo scorcio di storia così tormentato e angoscioso è indurre tutti noi – credenti e non credenti – a prendere atto dei limiti invalicabili propri della condizione umana e dell’insufficienza degli strumenti di cui disponiamo per fronteggiare efficacemente le nuove sfide che ci vengono incontro. Se non ci può guarire definitivamente, la filosofia può aiutarci se riportata alla funzione che ad essa attribuisce il pensiero classico greco-latino. E’ l’insegnamento che proviene in particolare da uno degli scritti più importanti di Platone, il dialogo intitolato Fedone, nel quale si afferma che la filosofia, nella sua accezione migliore, altro non è che prepararsi a morire. E resta memorabile il monito rivolto da Socrate ai suoi discepoli sul letto di morte di sacrificare un gallo ad Asclepio, dio della medicina. Perché, se accompagnata dalla fede, la morte può essere considerata come il vero dies natalis, che dischiude la prospettiva di una nuova vita più autentica».
[Foto:Niccolò Caranti, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, da Wikimedia Commons]
Il Festival Irruzioni 2025
L'edizione 2025 pone al centro il tema della cura, nella sua accezione di postura etica che si assume nell’atto di realizzare qualcosa: cura come unione di consapevolezza, scelta e precisione. Cura che, in una società bulimica di prodotti e frettolosa nell’ottenerli, diviene disposizione politica sovversiva. E' in programma a Padova dal 2 al 5 aprile.
Il programma completo è a questo link: https://www.irruzioni.it/
Omar De Marco