Giubileo malati e sanità. Don Angelelli: “Ssn da difendere e riorganizzare, da noi nessuno viene lasciato fuori da un pronto soccorso”

E' urgente "una presa in carico da parte del governo dell’idea stessa di salute mentale", ancora negletta rispetto alla salute "biologica", perché la riforma Basaglia è stata applicata solo in parte e mancano servizi territoriali dedicati. Alla vigilia del Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità, intervista con il responsabile della Pastorale Cei che auspica il superamento della separazione tra servizi sanitari e sociali, la difesa e la riorganizzazione del Ssn, la costruzione di una rete di servizi sul territorio valorizzando i professionisti della salute. Un pensiero al Papa: "Attraverso, e nonostante la sua fragilità, la sua testimonianza di amore per il Signore è apparsa ancora più forte"

Giubileo malati e sanità. Don Angelelli: “Ssn da difendere e riorganizzare, da noi nessuno viene lasciato fuori da un pronto soccorso”

Sono in particolare due i grandi appuntamenti che in occasione del Giubileo dei malati e del mondo della sanità (5-6 aprile) la Chiesa italiana dedica alla salute. Il pomeriggio di sabato 5, nell’Aula magna della Pontificia Università Lateranense, il convegno internazionale Many worlds, one health, organizzato dalla Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, in collaborazione con le 11 Federazioni e Consigli nazionali italiani che operano in sanità e nei servizi sociali. Due giorni prima, il 3 aprile, sempre alla Lateranense, un inedito assoluto: il Giubileo della salute mentale, una giornata di studio a cura dei Tavoli sulla salute mentale del ministero della Salute e della Cei, alla quale porteranno il proprio saluto il ministro Orazio Schillaci, e il cardinale presidente Matteo Maria Zuppi che interverrà anche all’evento del 5 aprile. I due appuntamenti si concluderanno con il passaggio della Porta Santa della basilica di San Giovanni in Laterano. Ma la settimana prevede anche, il 4 aprile, la preghiera di ringraziamento a Dio per i curanti. Sabato 5 si terranno invece, oltre al convegno, le Piazze della prevenzione a cura delle Federazioni e degli Ordini sanitari; incontri di preghiera per i malati in diverse chiese di Roma; la benedizione di una nuova autoemoteca in piazza San Giovanni e la raccolta di sangue ed emoderivati a cura della Fratres. Sempre sabato 5, di mattina, il Giubileo delle associazioni di advocacy a cura di Altems (Università Cattolica). A concludere il Giubileo la messa, la mattina di domenica 6 aprile, in Piazza San Pietro. Alla vigilia di questa intensa settimana abbiamo incontrato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei.

Don Massimo, come nasce l’idea di un Giubileo della salute mentale?
Il nostro Ufficio ha sempre seguito con grande attenzione il tema della salute mentale, tanto che otto anni fa abbiamo istituito un Tavolo dedicato (coordinato da Alberto Siracusano, oggi professore emerito di Psichiatria all’Università di Roma Tor Vergata e dal 2023 coordinatore anche dell’analogo Tavolo del ministero della Salute, ndr), che ci consente, grazie alle figure che ne fanno parte, di avere un quadro sempre aggiornato della situazione. Sono proprio gli psichiatri del Tavolo che ci hanno incoraggiato, anzi spinto, ad organizzare un focus sulla salute mentale, grande emergenza del momento. I dati sono allarmanti: dalla fase post pandemica sono soprattutto a rischio le fasce giovanili e adolescenziali fra aumento di tentativi di suicidio, autolesionismo, disturbi del comportamento alimentare, disturbi di personalità borderline. Ma anche abuso di sostanze. Di qui un “Giubileo” dedicato, promosso congiuntamente dai due Tavoli del ministero della Salute e della Cei.

Un panel è dedicato alle politiche sanitarie. Quali interventi sarebbero necessari?
Anzitutto una presa in carico da parte del governo dell’idea stessa di salute mentale. La riforma Basaglia, che ha portato alla chiusura dei manicomi, è stata applicata solo in parte.

Continuano a mancare reti e servizi territoriali, soprattutto di supporto alle famiglie.

In alcune regioni del nostro Paese non si riesce nemmeno a fare una diagnosi di autismo, mancano i servizi di neuropsichiatria infantile e le famiglie sono costrette ad un estenuante pendolarismo sanitario verso Roma o verso il Nord con l’aggravante che i ragazzi con un disturbo dello spettro autistico, arrivati alla maggiore età, perdono la maggior parte dei servizi e delle tutele diventando “invisibili”. Più in generale, manca una rete territoriale di servizi e di supporto per la salute mentale, negletta perché ancora lontana dall’essere trattata alla pari di quella biologica, con il risultato che le famiglie, abbandonate a sé stesse, sono gravate di un peso enorme. Ma occorre inoltre superare la netta separazione tra servizi sanitari e sociali: all’interno del Ssn dovrebbero attivarsi collaborazioni tra sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e sociale.

Il DM 77 dà attuazione alla riconfigurazione delle cure sul territorio prevista dal Pnrr attraverso la creazione di ospedali e case di comunità.
Sono un po’ scettico sulla realizzazione di questi servizi perché siamo in forte ritardo con le scadenze del Pnrr, fissate a metà 2026. Mancano inoltre i professionisti per attivarli.

Dopo i focus sull’Italia e sull’Europa dei due primi convegni organizzati con le Federazioni e Consigli nazionali, il 5 aprile si terrà un convegno internazionale.  
Sarà il compimento di questo cammino avviato due anni fa con le Federazioni e i Consigli che in Italia rappresentano 1 milione e mezzo di curanti e ai quali siamo grati per la decisione di collaborare con la Cei. Un percorso che intende essere una presa di coscienza del valore del nostro Ssn, anche in confronto con altri sistemi. Malgrado la nostra abitudine di lamentarsi,

sono contento di vivere in Italia dove nessuno viene lasciato fuori da un pronto soccorso;

nonostante fatiche, ritardi e inefficienze che possiamo migliorare, abbiamo ancora un sistema di accesso universalistico, e questo è fondamentale.

La Fondazione Gimbe sottolinea che mancano 60mila infermieri, 42mila dei quali perduti negli ultimi quattro anni con una media di oltre 10mila l’anno. La Chiesa italiana interviene con il progetto Samaritanus Care. Di che si tratta?
Il tema della carenza di infermieri è esploso con il suddetto DM 77, ma era già stato evidenziato nel post pandemia. Nel 2022 abbiamo avviato una fase di studio durata quasi due anni; nel 2024 siamo passati alla fase operativa del progetto che ha il patrocinio del mio Ufficio. La Fondazione Samaritanus si convenziona con università cattoliche all’estero che candidano i loro infermieri laureati per essere assunti nelle strutture sanitarie di Aris e Uneba, soci fondatori della Fondazione. Al momento le convenzioni sono attive con Camerun, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Tanzania, Perù, Argentina e India. Prima di partire i candidati seguono un corso di italiano online offerto dalla Fondazione attraverso un’agenzia accreditata; ricevono quindi il biglietto aereo per l’Italia e una volta arrivati avranno tre/quattro settimane per ambientarsi prima di essere destinati alle diverse strutture. I primi 60 infermieri arriveranno a maggio; con questo primo arrivo si chiude la fase sperimentale, diventando operativo il progetto potrà processare molti più profili.

Come rendere la professione infermieristica di nuovo attrattiva nel nostro Paese?
Anzitutto alleggerendo l’eccessivo carico di lavoro; quindi migliorando gli aspetti retributivi e di progressione di carriera sui quali si sta lavorando. Non è lontana l’approvazione del sistema di lauree magistrali specialistiche anche per gli infermieri: un 3 + 2 che attivando un percorso di specializzazione favorirà la progressione di carriera.

C’è anche il problema delle aggressioni e delle violenze, in particolare nei pronto soccorso.
Sì, ma non si tratta di una reazione contro il sistema sanitario, quanto piuttosto di una sorta di insofferenza e rabbia sociale di cui loro sono primi, ma non unici, bersagli. Penso anche agli insegnanti e, addirittura, ai controllori nei treni. Ogni violenza è inaccettabile e merita ferma condanna, ma temo che questa rabbia nasca da una tensione sociale che non trova ascolto e che – purtroppo – viene fomentata anche dal nostro modello di comunicazione mediatica, aggressivo e urlato. Se per un giorno potessimo far provare agli italiani che cosa significa stare in un servizio sanitario all’americana, il giorno dopo sarebbero di nuovo tutti innamorati del nostro. A ragione nel 2023 il presidente Mattarella ha parlato di

un servizio sanitario da difendere nei principi, e da adeguare nell’organizzazione.

Come offrire ai malati segni di speranza come chiede il Papa nella bolla di indizione del Giubileo?
Una risposta interessante l’ha data proprio Francesco nel testo dell’Angelus del 2 marzo (diffuso durante la sua degenza al Gemelli, ndr) quando accenna alla “benedizione” che si nasconde dentro la fragilità. La malattia non è una benedizione in sé, ma nell’esperienza della sofferenza il Papa ci invita ad andare oltre l’evento patologia, a scavare per

trovare il senso profondo quanto si sta vivendo, imparando a confidare nel Signore.

Che lezione ci lascia con i suoi 38 giorni di ricovero al Gemelli?
Sappiamo che per due volte ha rischiato la vita: credo gli sia stato chiaro fin dall’inizio ciò che stava vivendo a causa della sua generosità, della sua dedizione alla missione, del suo amore a Cristo e alla Chiesa. Nei testi dell’Angelus il Papa non ha avuto timore di parlare della sua fragilità: per prima cosa dobbiamo imparare a riconoscere la nostra debolezza e il nostro limite. Ma anche chiederci se in un mondo sempre vincente e performante siamo pronti ad accettare la fragilità del Papa. Francesco ci dice che la fragilità va accolta e vissuta, che non toglie senso o valore alla vita, e come tale deve essere rispettata e sostenuta da chi è accanto alle persone che vivono questa condizione. Ma attraverso, e nonostante la sua debolezza,

la sua testimonianza di amore per il Signore è apparsa ancora più forte.
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Fonte: Sir