N’Arancina Speciale: inclusione e riscatto al profumo di Sicilia
A Caltanissetta, N’Arancina Speciale coinvolge oltre venti giovani con disabilità in una vera impresa sociale. Fabio Ruvolo: “Non assistenza, ma lavoro. Ogni arancina è un pezzo di futuro impastato con orgoglio”. Un progetto di inclusione e riscatto

L’impasto di un’arancina può raccontare una storia di dignità. È quello che accade a Caltanissetta con N’Arancina Speciale, una rosticceria che è molto più di una rosticceria. “Volevamo dimostrare che anche in una realtà difficile come la nostra, segnata da una cultura che a volte considera la disabilità come un castigo o una vergogna, il cambiamento è possibile”, racconta Fabio Ruvolo, fondatore del progetto e presidente della cooperativa sociale Etnos: “Se si crea un ambiente dove ciascuno si sente a proprio agio, stimolato, valorizzato, allora anche chi viene considerato ‘fragile’ può diventare protagonista”. Oggi sono ventisette le persone coinvolte, tra cui venti giovani adulti con disabilità intellettiva. Ma il cuore del progetto non è la cura: è il lavoro. “Il nostro modello si chiama ‘il lavoro che cura’. È un cambio di paradigma: non assistenza, ma azione. Non uno spazio protetto, ma un’impresa sociale vera”, ci tiene a precisare.
La scelta dell’arancina non è casuale. “È il simbolo della nostra Sicilia, ma è anche un alimento che si presta alla manipolazione. Uno dei nostri ragazzi autistici, Renigio, ha un’abilità straordinaria nel prepararle. Sfido chiunque a farle meglio di lui”, sorride Ruvolo. Accanto alla rosticceria c’è l’Aut Cafè, “la parte dolce della progettualità”, come la chiama lui. Un bar aperto a tutti, dove non esistono corsie preferenziali né ambienti separati: “Il bar è un luogo comune, frequentato da chiunque. Non è uno spazio per disabili, ma un contesto in cui la relazione diventa strumento di crescita per tutti: i ragazzi, i clienti, la comunità”. Il progetto è sostenuto da due percorsi complementari: Raggi d’Isola, una scuola quotidiana di autonomia per venti giovani con disabilità, e un progetto pilota dell’ASP locale, che consente alle famiglie di scegliere liberamente questo modello formativo e occupazionale.
“Attraverso Raggi d’Isola scopriamo talenti, desideri, attitudini. Alcuni mostrano passione per la cucina – spiega –, altri per l’agricoltura o l’addestramento di animali. Stiamo lavorando anche in questa direzione. Il nostro compito è trasformare questi desideri in azione, costruire spazi a misura di ciascuno”.
È così che Salvo Campione, dopo un intervento neurologico finito male, ha trovato una nuova vita dietro al bancone della pasticceria: “Abbiamo creato un laboratorio pensato su di lui. Da quattro anni lavora con noi, forma altri ragazzi e ogni giorno ci dimostra che è possibile ricominciare. Il suo medico lo chiama un ‘miracolo vivente’”. Un altro volto è quello di Famous: nero, ex detenuto, con una gamba amputata e una storia di carcere e solitudine alle spalle. “È stato assolto con formula piena dopo tre anni. Oggi ha la casa, la patente, una protesi e un lavoro a tempo indeterminato. Da pochi giorni è diventato responsabile della rosticceria. È un esempio di come la rigenerazione sia possibile quando qualcuno ti dà fiducia”. Ma N’Arancina Speciale non è una somma di storie difficili. È un intreccio:
“Qui c’è anche una donna vittima di violenza, ospite della nostra casa rifugio. Non c’è una fragilità che cancella l’altra, ma si crea una complementarietà, una reciprocità. È difficile da spiegare, ma accade”.
A rendere possibile tutto questo non bastano buona volontà e visione:
“Il progetto non è ancora economicamente autosufficiente. Andiamo avanti grazie a piccole donazioni, a eventi esterni, a una cooperazione interna che ci permette di fare economie. Ma non abbiamo ancora un tessuto imprenditoriale che investa nel sociale in modo stabile”.
Eppure qualcosa cambia. I clienti aumentano, lo scetticismo si riduce, i retaggi culturali iniziano a cedere. “All’inizio qualcuno pensava che il nostro cibo fosse ‘meno buono’ perché fatto da persone disabili. Oggi, invece, si sente dire: ‘Che arancine! Che dolci!’. Questo è il nostro riscatto”. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato uno dei ragazzi, Andrea, durante un evento a Roma: “È stato un incontro fortuito ma significativo. Andrea ha superato ogni barriera del cerimoniale per parlargli. È orgoglioso di ciò che fa, e ha voluto dirlo al Capo dello Stato”. La sfida ora è durare: “Non chiediamo pietà. Vogliamo che chi viene da noi sappia che sta scegliendo la qualità, la giustizia, un’idea di Paese dove nessuno è scarto. Ogni arancina che vendiamo è un pezzo di futuro impastato con orgoglio”.