Greta Scarano debutta alla regia con “La vita da grandi”. Commedia ariosa e brillante su famiglia, autismo e sibling
Greta Scarano firma una commedia intensa sull’autismo e il legame tra fratelli. Bravissimi Matilda De Angelis e Yuri Tuci

L’opera prima è sempre una scommessa. Greta Scarano fa subito centro, anzi va dritto al cuore con “La vita da grandi”. L’attrice romana, classe 1986, dopo due decenni di attività tra cinema e serie Tv – tra i suoi lavori “Suburra” (2015), “Smetto quando voglio” (2017), “La linea verticale” (2018) e “Il commissario Montalbano. Il metodo Catalanotti” (2021) –, si è preparata al debutto nella regia con un copione che unisce cinema sociale e commedia familiare. “La vita da grandi” prende le mosse da una storia vera, quella dei fratelli Margherita e Damiano Tercon, che hanno messo in racconto pubblicamente il loro legame comprese le sfide poste dall’autismo di Damino e le responsabilità di Margherita come ‘sibling’ (sorella/fratello di persona con disabilità). A interpretarli sullo schermo con grande vivacità e trasporto sono la brava Matilda De Angelis e l’esordiente Yuri Tuci (favoloso!). Nel cast anche Maria Amelia Monti, Paolo Hendel, Adriano Pantaleo e Ariella Reggio. Prodotto da Matteo Rovere con Groenlandia, Halong, Rai Cinema e Netflix, il film è nelle sale con 01 Distribution.
La storia. Roma oggi, Irene è una giovane donna sulla trentina che lavora nel campo della comunicazione e delle risorse rinnovabili. Ha una vita apparentemente serena, tra lavoro e il progetto di una casa con il fidanzato Ugo. Un giorno la madre Piera le chiede di tornare a Rimini per occuparsi temporaneamente del fratello quarantenne Omar. La donna deve fare degli accertamenti medici e non vuole lasciare solo il figlio. Omar è autistico e la madre ha avuto sempre paura che potesse non essere pienamente indipendente. I due fratelli si ritrovano così a passare del tempo insieme, riannodando i fili del passato e provando anche a costruire un nuovo rapporto: Omar chiede aiuto alla sorella per imparare a vivere una vita adulta, desiderando presentarsi al provino di un talent Tv come cantante; Irene riesce a sfogare tutte le parole non dette, i suoi irrisolti…
Sguardo oltre l’autismo. “Ho intercettato la storia di Margherita e Damiano durante il lockdown, con la loro partecipazione al programma ‘Italia’s Got Talent’”. Così ha raccontato in conferenza stampa la Scarano. “È un viaggio all’interno di una famiglia con delle dinamiche che mi interessano molto. Da tempo cercavo un progetto per la mia prima regia, e questa è una storia che volevo vedere come spettatrice. Un film sull’autismo, ma che va oltre l’autismo”.
E ancora: “Vorrei che il pubblico comprendesse il punto di vista di Irene, una ‘sibling’ destinata a fare la caregiver del fratello, che cresce con la missione di dover disturbare il meno possibile i genitori impegnati ad accudire il figlio con disabilità. Vorrei che emergesse forte e chiaro anche il punto di vista di Omar: il suo modo di vedere il mondo e le difficoltà di vivere con una disabilità e con il continuo confronto con una sorella ‘normale’. Nel film viene affrontata la questione della disabilità, ma per me era fondamentale che non fagocitasse tutto il racconto”.
Affresco familiare dall’umorismo gentile. A firmare la sceneggiatura è la stessa Scarano con Sofia Assirelli e Tieta Madia. Il film viaggia agile e spedito come una commedia brillante puntellata da lampi di realismo di matrice drammatica. Attraverso la storia di Irene e Omar la Scarano offre un importante sguardo sulla condizione di numerose famiglie, che affrontano la disabilità di un loro componente, passando in rassegna i vari pensieri, sentimenti ed emozioni in campo.
La Scarano si tiene ben lontana da inutili stereotipi o macchiette comico-pietistiche. Usa la commedia gentile per raccontare la realtà, il quotidiano familiare, in tutte le sfaccettature: alterna con disinvoltura la prospettiva dei due fratelli, cerando di fare emergere punti di vista ed esigente di entrambi. Da un lato, c’è Omar che è consapevole della sua condizione, ma non accetta di vivere una vita in sottrazione; vuole lavorare, essere libero di uscire, di cantare e sì anche di potersi innamorare. Il suo autismo esiste, ma non deve essere una barriera che separa dagli altri, dalla vita. Omar desidera un’esistenza piena, come ogni adulto.
Dall’altro lato c’è Irene, che disattende puntualmente le richieste della madre Piera che la vorrebbe più disciplinata nell’occuparsi del fratello, più organizzata davanti alla prospettiva sul “dopo di noi”, quando lei e il padre non ci saranno più. Irene invece è infastidita da tutta questa “soffocante” protezione nei confronti del fratello, che vorrebbe vedere più libero, più felice, in grado di “sporcarsi” anche lui con la vita, di inciampare in errori e comunque andare avanti. Come tutti.
Nell’insieme il film è un affresco familiare dove trovano posto un po’ tutti i ruoli ancorati alla realtà: al di là dei due fratelli in primo piano ci sono due genitori apprensivi, che portano sul volto i segni di un’esistenza spesa per non far mancare nulla in casa, soprattutto a Omar; e ancora la nonna e la zia, generatrici di ironia e leggerezza, quella di un’età dove si è meno propensi a seguire pedissequamente le regole, cercando scampoli di giocosa libertà.
“La vita da grandi” è una commedia riuscita e coinvolgente che si muove con grazia su un tema delicato, tra colpi di ironia e sguardi attenti, rispettosi. Un film splendido, arioso, che conquista per profondità e insieme leggerezza. Un film che si ama con facilità. Consigliabile, brillante, per dibattiti.