Solidarietà e dialogo interreligioso: cattolici e musulmani di Pontevigodarzere uniti per i senza dimora

A Padova, nel quartiere di Pontevigodarzere, la solidarietà ha costruito un ponte tra due diverse fedi abramitiche accomunate dal desiderio di servire il prossimo. In occasione dell’inizio del Ramadan per i musulmani e della Quaresima per i cattolici, due comunità, la parrocchia di Pontevigodarzere e il locale centro islamico hanno portato all’asilo notturno di Padova dei beni di prima necessità destinati ai senza dimora. 

Solidarietà e dialogo interreligioso: cattolici e musulmani di Pontevigodarzere uniti per i senza dimora

L’iniziativa è nata dall’incontro tra don Daniele Marangon, parroco di Pontevigodarzere e il rappresentante del locale centro islamico. A favorire questa collaborazione è stata anche l’assessora del Comune di Padova Margherita Colonnello, che, in una conversazione con don Daniele su altre questioni giovanili, ha sollevato il tema del rapporto tra la parrocchia e la comunità islamica. Da lì è nata l’idea di trovare un punto d’incontro concreto: la carità.

«Nel Corano la carità è uno dei pilastri fondamentali della fede, e lo stesso vale per la tradizione cristiana – racconta don Daniele –. Ci è sembrato naturale partire da qui per costruire un’iniziativa che unisse le nostre comunità in qualcosa di tangibile».

Dopo alcuni scambi via WhatsApp e incontri tra i referenti, si è deciso di organizzare una raccolta di beni non alimentari, come indumenti, coperte e prodotti per l’igiene personale. Il materiale è stato raccolto sia nei locali della parrocchia sia all’interno della moschea, con un coinvolgimento diretto di fedeli e volontari di entrambe le realtà.

Nonostante il breve tempo a disposizione – appena tre settimane –, la risposta è stata positiva. «Non ci aspettavamo numeri enormi, ma l’importante era il segnale che davamo alle nostre comunità: non siamo solo vicini di casa, possiamo anche essere compagni di strada nella solidarietà», sottolinea il parroco.

Non ci si fermerà alla raccolta, ma si pensa anche a futuri «momenti di formazione e culturale e di conoscenza reciproca tra le due comunità». «Ognuno mantiene la propria fede, la propria cultura – precisa don Daniele – ma possiamo costruire un tessuto di rispetto e collaborazione. Questo non significa pregare insieme, ma costruire qualcosa insieme», chiarisce il parroco.

Un aspetto importante di questo progetto è anche il messaggio che vuole trasmettere all’intera città. «Troppo spesso si vede la comunità migrante solo come destinataria di aiuti, come se fosse sempre nella posizione di ricevere. Con questa iniziativa vogliamo ribaltare questa narrazione: i nostri fratelli musulmani non sono solo "persone da assistere", ma sono anche coloro che donano, che si prendono cura della città e che contribuiscono al bene comune», riflette don Daniele.

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