Giovanni Paolo II vent'anni dopo. Fu un scossa per i cristiani

A vent’anni dalla morte Alle 21.37 del 2 aprile 2005 – a 84 anni e dopo oltre 26 di pontificato – ci lasciava Karol Wojtyla. Il papa dei giovani, dei sofferenti, del mondo, di casa... come titolava La Difesa del popolo

Giovanni Paolo II vent'anni dopo. Fu un scossa per i cristiani

«Bisogna che ci fidiamo di più dello Spirito Santo»: questo il primo commento, di mia mamma, subito dopo l’elezione a papa di Karol Wojtyla. In effetti la sorpresa di un cardinale straniero, energico, sorridente e capace di una simpatica battuta, dopo i convulsi giorni seguiti alla morte di Giovanni Paolo I, scosse positivamente l’animo di tanti cristiani semplici ma ben radicati nella fede, com’era mia madre. E l’entusiasmo per il nuovo papa, proveniente da una nazione europea a lungo sotto il giogo sovietico, via via contagiò tante persone, dentro e fuori la Chiesa, persino noi seminaristi ormai prossimi agli ordini sacri (nel marzo successivo fummo ordinati diaconi). Il suo celebre invito «Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo» lo ascoltammo con gioia e l’abbiamo ripetuto chissà quante volte in tanti anni di ministero... Le sue parole, i suoi gesti e viaggi furono presto carburante prezioso per occasioni di riscoperta della fede e della passione per il Vangelo e l’impegno nella Chiesa e nella società. Poi vennero anche le perplessità, almeno per noi italiani, dal convegno ecclesiale di Loreto (1985) che costituì, soprattutto per il vigoroso intervento di Giovanni Paolo II, una svolta nella Chiesa italiana chiamata a una maggiore “presenza”. E chi era inserito, come me, nella vita e nei gangli dell’Azione cattolica ebbe a soffrire sia per una certa marginalizzazione dell’associazione (in quanto più portata alla “mediazione”) sia per episodi e scelte di alcuni collaboratori vicini al papa. Un buon recupero avvenne per me durante un viaggio giornalistico-missionario in Brasile quando mi imposi di leggere una biografia estesa del “papa dei record” e così, da un aeroporto all’altro, riuscii a conoscere di più della sua vita, dell’iter formativo, delle esperienze precedenti. Una frase a lui molto cara – «In manus tuas, Domine» (“Signore, nelle tue mani (mi affido)” – è diventata anche mia invocazione, ripetuta spesso e soprattutto nei momenti e frangenti per me più impegnativi. E dopo la sua morte mi sono sentito accompagnato da san Giovanni Paolo II ogni volta che la ripetevo... Ricordare papa Wojtyla significa dire “giovani”. Dalla prima celebrazione mondiale delle Palme nel 1985 (c’ero anch’io, con due pullman di giovani padovani) alle Giornate mondiali della gioventù è stato un crescendo e soprattutto un estendere l’esperienza in tutti i continenti, fino al Giubileo dei giovani a Roma nel 2000. Impegni estivi di Ac e successivi ruoli operativi mi hanno impedito di partecipare a questi appuntamenti (l’unico a cui ero iscritto, Denver 1993, mi fu negato dall’inaspettato aggravamento e dalla morte di mia mamma), ma quanti giovani ho conosciuto legati alla scoperta o riconferma della fede, a nuovi impegni e scelte di vita grazie alle Gmg! L’intuizione di Giovanni Paolo II ha aperto certamente la strada a molte iniziative formative e pastorali per i giovani, dove non ci si è limitati a “far numero” all’evento ma si è scelto di camminare verso la Gmg e proseguire poi. Vari altri tratti decisi della personalità di Giovanni Paolo II si devono al suo provenire dalla Polonia, una nazione che nell’affermazione della propria identità ha fatto forza sulla religione cattolica, vissuta per più aspetti in modo diverso dall’impronta italiana, come ho visto nei vari viaggi a Cracovia tra il 1998 e il 2010. La capacità di lottare in nome della fede, il primato della religione su tutto e su tutti, una certa rigidità complessiva (nella morale e nei dati di tradizione), la dedizione totale al ministero li abbiamo colti tutti nel lungo pontificato di Wojtyla, fino al culmine della “resistenza” durante il decorso della malattia: saranno gli storici, non certo io, a valutarne la portata nel complessivo cammino della Chiesa post-conciliare e nella storia dell’Europa. Non posso non ricordare, infine, che la notizia della morte di papa Giovanni Paolo la ricevemmo – io e miei compagni di ordinazione – a Santiago di Compostela, appena lì arrivati lì, di sabato pomeriggio, nel viaggio celebrativo del nostro 25° di ordinazione presbiterale. E, nell’austero refettorio del seminario di Santiago, spontaneo partì un canto di ringraziamento al buon Dio per un papa davvero grande, e “santo subito”. E il lunedì successivo, al telefono con la redazione, confezionammo La Difesa da porre in mano ai lettori padovani...

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