Disagio giovanile, meno stigma. Gli adolescenti hanno meno paura di parlare di salute mentale
Senza vergogna Gli adolescenti hanno imparato a parlarne, al contrario dei genitori. Il timore delle chat guidate dall’IA: non fanno soffrire e ci sono sempre quando si ha bisogno di loro

Come stanno i giovani? Difficile dirlo con una parola netta. Certamente negli adolescenti diversi indicatori ci dicono che oggi sono molto diffuse l’ansia e la depressione (un’indagine del Sole 24 Ore riporta che un giovane su due ne soffre), che sono sempre più soli e con pochi punti di riferimento. Di fronte a tutto questo gli adulti non possono indugiare. A dare un quadro che non esaurisce le tante sfaccettature che quel mondo racchiude ma che comunque ci aiuta a percepire i termini della questione, è Luca Pezzullo, psicologo, dal 2020 presidente dell’Ordine degli psicologi del Veneto: «Nella nostra regione, che per molti aspetti è simile alla situazione nazionale, stiamo riscontrando dopo la pandemia – che ha esacerbato difficoltà già esistenti – un aumento significativo e preoccupante del disagio giovanile, con forme di psicopatologia in particolare legate alla dimensione corporea e relazionale. Per la prima le cause sono collegate al fatto che si vuole raggiungere canoni di bellezza presenti sui social, che provocano spesso la non accettazione di sé con disturbi conseguenti. Negli ultimi anni, l’età dove si possono manifestare sintomi significativi si è notevolmente abbassata, già dai 12 anni. Sul piano relazionale le problematiche vengono principalmente dalle chiusure legate alla pandemia, dall’isolarsi e dal rifugiarsi nell’online. Il periodo dell’adolescenza è una fase delicata di elaborazione e definizione del proprio corpo e del rapporto con gli altri. In tanti si sono trovati e tutt’oggi si trovano in difficoltà ad armonizzare queste due dimensioni nella propria vita». Un aspetto positivo emerso dal periodo pandemico e che nel presente non è sfumato, è che «le difficoltà psicologiche e il malessere emotivo – sostiene lo specialista – sono state meno stigmatizzate socialmente. Se ne è parlato apertamente e non sono più fonte di vergogna. I ragazzi stessi hanno chiesto di poter essere aiutati in questo: hanno rivendicato il diritto a un benessere psicologico». Ad avvalorare queste parole è interessante rilevare che nel tempo successivo al Covid, il Governo ha lanciato il Bonus psicologo: soprattutto negli anni 2022 -2023, sono stati i ragazzi a richiederlo.
Anche la scuola del nostro territorio, luogo dove i giovani passano molto tempo, prova a rispondere alle loro fatiche. Dei 37 istituti superiori del Padovano, 26 aderiscono al progetto dell’Ulss 6 Euganea dei Centri di psicologia scolastica (Cps) con gli sportelli di ascolto. I numeri parlano di 874 alunni seguiti in questi spazi nell’anno scolastico 2023-2024, con 259 genitori e 262 insegnanti. Altri cinque istituti hanno psicologi privati. «Gli sportelli di ascolto – spiega Luca Pezzullo – sono utili per la promozione della salute mentale dei giovani. Sono servizi atti a prevenire, intercettare precocemente e sostenere quei disagi importanti, che proprio nelle fasi della preadolescenza e adolescenza iniziano a strutturarsi. Se colti per tempo si può evitare che diventino forme di psicopatologie rilevanti che possono portare ad atti di autolesionismo o violenza». Parlando poi dei social e dell’Intelligenza artificiale lo psicologo evidenzia, citando il filosofo Luciano Floridi, come «“non ha senso parlare di una vita online od offline, siamo tutti on life, una via di mezzo, ibrida”. Dobbiamo cambiare il paradigma: le relazioni iniziano nell’online e continuano nel reale e viceversa. Quello che mi spaventa di più nelle tecnologie attuali, sono le chat bot, usate attraverso l’intelligenza artificiale: rispondono all’utente in maniera estremamente raffinata, non fanno soffrire e ci sono sempre quando si ha bisogno di loro; un interlocutore ideale. Penso con ciò a un giovane con delle difficoltà relazionali e forme di isolamento sociale: questo strumento le accentuerà». Per venire incontro alle problematiche delle nuove generazioni, nell’Ulss 6 Euganea sono attive tre Unità operative semplici (Uos): i consultori familiari, il Servizio di età evolutiva e il Servizio di neuropsichiatria infantile. All’interno delle Uos dei consultori familiari c’è il Consultorio adolescenti contatto giovani. Nel 2024 sono stati 587 il numero di nuovi accessi al consultorio adolescenti, per ragazzi compresi tra i 14 e i 21 anni. Sono, invece, 2.362 gli adolescenti presi in carico tra il Consultorio adolescenti, il Servizio di età evolutiva e il Servizio di neuropsichiatria infantile. C’è da tenere conto che tra gli adolescenti, una parte consistente di chi viene seguito per un percorso di psicoterapia, lo fa privatamente. Le criticità e lo spaesamento dei ragazzi è determinato, in maniera rilevante, anche dalla rottura del patto educativo tra famiglia e scuola, dove l’insegnante viene spesso contestato dai genitori. Osserva Matteo Paduanello, psicoterapeuta, responsabile nell’Ulss 6 del Consultorio adolescenti contatto giovani: «L’adolescente si trova così di fronte a diversi messaggi contrastanti che lo portano a essere disorientato, a seguire ciò che ritiene giusto, ma non sempre lo è. Noi siamo intransigenti con i ragazzi, come se fossero la sola causa del problema; spesso però è negli adulti che dovrebbero guidarli». Inerente è la prevenzione nonché la formazione che dovrebbe essere rivolta soprattutto ai genitori. Spiega Paduanello: «È piuttosto difficile coinvolgerli in attività che li aiutino a rapportarsi positivamente con i figli. Oggi sono proprio loro un anello indebolito della catena della comunità educante». Per Michela Pepe, da vent’anni impegnata come psicoterapeuta nelle scuole medie e superiori con gli sportelli di ascolto, «il disagio più grande che vivono è collegato al dialogo mancante soprattutto in famiglia, molto più in difficoltà rispetto a una volta. Sono frequentemente gli adulti a evitare certi argomenti e discorsi come la morte, il suicidio, i disturbi alimentari e altro. Sono aspetti che però fanno parte integrante del mondo dei giovani». Un’altra criticità che l’esperta rileva riguarda l’intelligenza emotiva: «Non li aiutiamo a riconoscere e a esprimere nel modo giusto le emozioni, cosa che faticano a fare anche i più grandi».