Quando le scarpe fanno andare lontano i giovani
Il lavoro nel mondo del calzaturiero Nonostante le difficoltà globali che il settore sta affrontando, il Distretto della Riviera del Brenta sa essere ancora attrattivo anche grazie alla sinergia tra Politecnico calzaturiero e realtà locali che sanno coinvolgere gli studenti del territorio
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Soffiano venti di crisi in Veneto sul settore tessile e calzaturiero che nel 2024 ha registrato un aumento della cassa integrazione di cinque volte superiore rispetto all’anno precedente. «Non siamo più di moda» titolava la Tribuna di Treviso lo scorso 18 febbraio, riuscendo a sintetizzare una situazione estremamente complessa. «Il distretto della calzatura della Riviera ha perso 1.200 posti di lavoro mentre la produzione è calata del 30 per cento» spiegava il segretario della Filctem Cgil (Federazione italiana lavoratori chimica tessile energia manifatture), Michele Pettenò e la situazione non è migliore nel resto della Regione: a Rovigo, per esempio, sono poco meno di 1.500 i posti di lavoro persi nell’anno. Per far fronte alla crisi, le aziende ricorrono sempre più spesso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà ma anche, sempre più spesso, a contratti part-time: «Lavoriamo con il Mimit (ministero delle Imprese e del made in Italy, ndr) per individuare soluzioni di sistema: la tutela dell’occupazione nel comparto moda è priorità del Governo – spiegava il ministro del Lavoro, Marina Calderone al Sole 24 Ore – C’è la disponibilità del ministero a definire un istituto ad hoc, una terza tipologia tra la cassa integrazione per cessazione e la Naspi, che consenta un adeguato respiro temporale per non disperdere professionalità. Esiste già una norma da cui partire, definita nella Finanziaria 2025, ancora non adottata». Mentre il Governo, le imprese e le parti sociali sono alla ricerca di un equilibrio a livello contrattualistico per affrontare la congiuntura, qualcosa sembra muoversi soprattutto sul fronte del ricambio generazionale. «Da un punto di vista di laboratorio – chiarisce Katia Pizzocaro, padovana e a capo del Direttivo nazionale dei calzaturieri di Confartigianato – continua a rimanere la necessità di avere artigiani e quindi ci rivolgiamo a dei ragazzi ai quali proponiamo un percorso di apprendistato con tutor interni perché la scuola non ne forma abbastanza». Le figure più ricercate da imprese come la Paoul calzature della famiglia Pizzocaro, che produce scarpe da ballo con sede storica a Villatora di Saonara, sono quelle caratterizzanti del settore come premontatore e orlatrice. «Il settore calzaturiero non è più quello che si ricordano ancora i nonni – chiosa Alice Marcato, direttrice del Politecnico calzaturiero – Adesso le aziende sono anche esteticamente molto interessanti e sono ambienti affascinanti dove andare a lavorare. Cerchiamo quindi di offrire l’opportunità di trovare lavoro in tutti gli ambiti della produzione e della progettazione». Da oltre cent’anni il Politecnico calzaturiero di Vigonza prepara l’élite del settore attraverso percorsi di formazione continua, corsi professionalizzanti e un rapporto sinergico con le imprese soprattutto del distretto della Riviera del Brenta. Un bacino di oltre 500 aziende attive, diecimila dipendenti e circa venti milioni di paia di scarpe prodotte all’anno che abbisogna tanto di figure da impegnare direttamente nella produzione, ma anche di tecnici specializzati nell’ingegnerizzazione del prodotto, convertendo in processi produttivi i disegni elaborati dagli stilisti. Con la progressiva uscita dal mercato del lavoro dei cosiddetti baby boomer, cioè i nati fino alla metà degli anni Sessanta, si sta riducendo anche la platea di quei maestri artigiani capaci di tramandare il lavoro alle generazioni successive, anche per questo percorsi come quelli offerti dal Politecnico rappresenteranno una possibilità concreta per quelle aziende che finora sono riuscite a formare una parte della manodopera internamente. «Stiamo spingendo molto nella collaborazione con le scuole attraverso progetti di orientamento con la Regione e, passo dopo passo, abbiamo incontrato i dirigenti scolastici, gli addetti agli orientamenti, i vari docenti in modo da raccontare in primis a loro l’opportunità che c’è sul territorio, in modo che poi loro siano veicoli con i ragazzi e con le aziende, con le famiglie» spiega ancora Marcato. Il Politecnico, infatti, ha intrapreso una collaborazione con i sindaci della Riviera del Brenta e le scuole locali per attrarre nuovi giovani talenti: l’iniziativa, che prevede una serie di incontri e possibili percorsi di alternanza scuola-lavoro, è rivolta a 400 studenti che nei prossimi mesi conosceranno le opportunità professionali che offre il distretto calzaturiero. Di fronte all’incertezza di questa stagione, la proposta è quindi investire nella formazione per creare quelle maestranze che si renderanno necessarie quando il mercato si avvierà verso una ripresa. A giudicare dalle centinaia di giovani coinvolti a eventi e open day, potrebbe essere la strada giusta.
Un progetto per tutelare la trasparenza
Il Politecnico calzaturiero è tra gli ideatori del progetto VETting Green, nato per contrastare il greenwashing e promuovere la trasparenza nelle dichiarazioni ambientali. Finanziato dalla Commissione Europea, il progetto mira a sviluppare corsi di formazione per aiutare aziende e consumatori a distinguere tra reali pratiche sostenibili e strategie ingannevoli. Il progetto coinvolge partner di Italia, Spagna, Portogallo, Belgio e Grecia, impegnati nella creazione di una piattaforma online per diffondere conoscenze sulla sostenibilità nel settore moda e calzaturiero. «La Cec, Confederazione europea della calzatura, è l’organizzazione che rappresenta l’industria calzaturiera nell’Unione Europea, promuovendone gli interessi e i valori. Un settore che contra oltre 16 mila aziende e 226 mila addetti diretti – commenta Carmen Arias, segretaria generale Cec – Nel mercato Ue circa l’80 per cento dei prodotti vengono da Paesi extra Ue e non sempre seguono le nostre norme. È importante far comprendere alla Commissione Europea che le norme vanno uniformate, soprattutto perché le nostre aziende hanno un peso rilevante nell’industria moda».
Cala l’export veneto del 13 per cento rispetto al 2023
A livello regionale, nei primi nove mesi del 2024 in Veneto l’industria calzaturiera ha segnato un export in calo del 13 per cento sull’analogo periodo 2023. Il numero di imprese attive (calzaturifici più produttori di parti) ha registrato a fine dicembre 2024, secondo i dati di InfocamereMovimprese, un calo di 50 aziende rispetto al consuntivo 2023, con un saldo negativo di 894 addetti.